I COLORI DELL’AMORE: UNIONI CIVILI & ORIENTAMENTO SESSUALE


11 MAGGIO 2016, IN ITALIA SONO STATE APPROVATE LE UNIONI CIVILI!

OMOSESSUALITAì

NON E’ MIA INTENZIONE ENTRARE NEL MERITO DELLE DECISIONI POLITICHE MA TROVO DOVEROSO DESCRIVERE LA PANORAMICA, ATTRAVERSO LA LETTERATURA SCIENTIFICA, DI COSA INDICA IL TERMINE: “ORIENTAMENTO SESSUALE”.

ORIENTAMENTO SESSUALE: 
L’orientamento sessuale consiste nella tendenza di un individuo ad essere attratto e/o a rispondere a determinati stimoli sessuali e può essere:

ETEROSESSUALE : attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui del sesso opposto al proprio.

OMOSESSUALE: attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso.

BISESSUALE: attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui di entrambi i sessi.
attrazione a livello romantico, emozionale e/o sessuale verso un soggetto del sesso opposto

L’orientamento sessuale si distingue da:

SESSO BIOLOGICO: ovvero sesso genetico determinato da cromosomi sessuali (genitali maschili o femminili)
IDENTITA’ DI GENERE: sensazione soggettiva di identificazione al genere maschile o femminile.

La differenziazione dell’orientamento sessuale, inoltre, comprende anche numerose specie animale, dove, attraverso varie ricerche ed osservazioni scientifiche sono stati riscontrati gli stessi tipi di comportamento sessuale, caratteristici dell’essere umano.

L’orientamento sessuale può essere visto come un continuum che va da “soggetto totalmente eterosessuale a soggetto “totalmente omosessuale” come si evince dalle ricerche di uno dei pionieri della sessuologia a livello mondiale, il biologo Alfred Kinsey.
Kinsey introdusse una nuova scala di valutazione che sostituiva le tre categorie fino ad allora accettate di eterosessualità, bisessualità e omosessualità.

La Scala Kinsey, misura il comportamento sessuale assegnando valori che vanno da 0 a 6, dove 0 sta ad indicare un comportamento totalmente eterosessuale e 6 un comportamento totalmente omosessuale. Con 1 considera un individuo in prevalenza eterosessuale e solo occasionalmente omosessuale. Con 2 un individuo di solito eterosessuale ma più che occasionalmente omosessuale. Con 3 un individuo equamente omosessuale che eterosessuale, e così via. Fu inoltre creata una particolare categoria, X, per indicare coloro che sono privi di desiderio sessuale.

RISULTATI:
I rapporti trovarono che quasi il 46% degli individui maschi ha “interagito” sessualmente con persone di entrambi i sessi nel corso della vita adulta, e il 37% ha avuto almeno un’esperienza omosessuale]. L’11.6% degli uomini di etnia caucasica (fra 20 e 35 anni) ha ottenuto un valore sulla scala di Kinsey pari a 3 (esperienze/attrazioni eterosessuali e omosessuali in pari quantità) nella vita adulta.[2] Lo studio inoltre riporta che il 10% dei maschi americani è stato “pressoché esclusivamente omosessuale per almeno tre anni tra i 16 e i 55 anni” (ovvero, nella scala tra 5 e 6).
Al 7% delle persone di sesso femminile non sposate (età 20-35) e al 4% delle sposate (età 20-35) fu assegnato un valore sulla scala di Kinsey di 3 (esperienze/attrazioni eterosessuali e omosessuali in pari quantità). Dal 2% al 6% delle donne, età 20-35, erano pressoché esclusivamente omosessuali e dall’1% al 3% delle donne non sposate erano esclusivamente omosessual.

In tempi più recenti, da alcune correnti teoriche, rientrano in un orientamento sessuale normale dell’essere umano anche:

ASESSUALITÀ: scarsa o nulla attrazione verso persone del sesso opposto o dello stesso sesso;

POLISESSUALITÀ: coloro che sono attratti da più di un sesso ma non vogliono identificarsi come bisessuali, poiché ciò implicherebbe l’esistenza di soli due generi sessuali.

L’orientamento sessuale è, in definitiva, una condizione NORMALE con cui l’essere umano intraprende legami affettivi e sessuali.

Nonostante anni di ricerca sul campo e di letteratura scientifica sull’argomento, alcuni stereotipi identificano ogni orientamento sessuale differente da quello eterosessuale come malattia o disturbo.

Di seguito un brevissimo excursus delle principali tappe che hanno portato alla depatologizzazione delle omosessualità:

• “1957 La psicologa Evelyn Hooker nel corso di una ricerca sull’adattamento psicologico del maschio omosessuale dichiarato,aveva somministrato test psicologici a gruppi di omosessuali ed eterosessuali, chiedendo poi ad esperti del settore, basandosi esclusivamente sui risultati dei test e senza conoscere i soggetti, di individuare quali di loro fossero omosessuali. Gli esperti non riuscirono a individuare le persone omosessuali in percentuale statisticamente significativa rispetto al caso. L’esperimento, che è stato ripetuto ulteriormente più volte da altri ricercatori con gli stessi risultati, dimostrò che gli omosessuali non sono meno psicologicamente adattati del resto della popolazione, come sostenevano invece la psicologia e la psichiatria dell’epoca, che classificavano l’omosessualità come “malattia mentale”.

1972 Lo psicologo clinico George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l’omosessuale sano), conia il termine omofobia per definire l’avversione e l’odio IRRAZIONALE che alcuni eterosessuali provano nei confronti delle persone gay o lesbiche (omofobia esterna o sociale), nonché il sentimento di disprezzo o inferiorità che alcuni gay o lesbiche provano nei confronti di se stessi (omofobia interna o internalizzata). Letteralmente significa “paura dello stesso”, tuttavia il termine “omo” è qui usato in riferimento ad omosessuale.

1973 L’American Psychiatric Association (APA) derubrica la diagnosi di omosessualità dal Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali (DSM)
1987 Viene abolita anche la diagnosi di omosessualità egodistonica (dove l’orientamento omosessuale è indesiderato e vissuto in modo conflittuale)” (s.i.s.e.s)

La letteratura scientifica non ha evidenziato nessun tipo di correlazione tra l’orientamento sessuale differente da quello eterosessuale e la malattia, ragion per cui la definizione dell’omosessualità come “disordine mentale” è stata abbandonata da tempo ed esclusa dal DSM.

Nonostante ad oggi l’omosessualità non è considerata una psicopatologia ma un orientamento sessuale ed affettivo del tutto naturale al pari dell’eterosessualità, si manifestano difficoltà dal punto di vista psicologico derivanti principalmente dalla NON ACCETTAZIONE SOCIALE, FAMILIARE E PERSONALE.

Tra cui:

Il coming out familiare
– L’omofobia esterna/internalizzata

In altre parole, quello che rende difficoltà e vissuti dolorosi in chi si sente di essere attratto dallo stesso sesso deriva da comportamenti omofobi e aggressivi dell’ambiente che li circonda.

Spesso un ragazzo o una ragazza omosessuale hanno bisogno di un sostegno psicologico volto all’accettazione del proprio essere ed a fortificarsi dagli attacchi esterni, lavorando appunto sull’accettazione di se, minata da falsi stereotipi, poiché, come dalla letteratura scientifica si evince, avere preferenze diverse da una maggioranza statistica non vuol dire essere sbagliati o malati ma semplicemente rispettare se stessi con gli stessi diritti e doveri di chi, rispettando se stesso, segue preferenze differenti.

Articolo a cura:
DOTT.SSA Giuseppina Pollino
Psicologa/Sessuologa

www.tuttacolpadifreud.it

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