La scienza lo dimostra : Gli uomini e le donne sono uguali. Non esistono differenze di sesso nel cervello.


Gli uomini sono più bravi a parcheggiare (capacità visuo-spaziale) e le donne sono più empatiche (neuroni specchio); questo perché, secondo la versione online di Die Welt, l’autorevole giornale tedesco, i cervelli degli uomini e quelli delle donne “funzionano diversamente”. L’articolo si riferiva agli ultimi studi comparati tra migliaia di cervelli femminili e maschili (Sex differences in the structural connectome of the human brain), pubblicati dal gruppo di ricerca di Madhura Ingalhalikar dell’Università della Pennsylvania, indagine con la quale si è immediatamente riaperta la più antica e accesa disputa della storia dell’umanità. Tanto accesa e tanto antica che gli antropologi la chiamano “the longest war”, la guerra per il predomino tra un genere e l’altro. Gli uomini, ovvero i maschi, non hanno mai mancato di affermare, anzi, di dare per scontata la propria superiorità in ogni settore, tranne forse in quello delle lavatrici e dei ferri da stiro. Le donne sono però insorte opponendo la propria evidente superiorità intellettuale, la propria preminente curiosità e il proprio esuberante dinamismo.

Le donne sono più multitasking, gli uomini sono più determinati, le donne sono più brave negli studi, gli uomini hanno superiori doti di razionalità e meccanica, le donne vedono più particolari, gli uomini sono superficiali, le donne sono troppo emotive; e chi più ne ha più ne metta. Per ognuna di queste differenze, e di quante mai ne possano venir fuori, si è sempre invocata la differenza tra un’area cerebrale e l’altra, ritenendo di poter affermare la maggiore o minore funzionalità di questo o di quel pezzo di cervello nell’uno o nell’altro sesso. Tutto però senza nessuna circostanziata prova e quindi senza alcun risultato. Ma, in sostanza, cosa hanno detto di nuovo in proposito i ricercatori della Pennsilvania University? Con l’impiego di una tecnologia molto avanzata, la DTI (Diffusion Tensor Imaging), ovvero la risonanza magnetica con tensore di diffusione, detta anche “trattografia”, hanno studiato il decorso delle fibre nervose nel cervello rilevando che – mediamente – nelle donne si nota una più fitta rete di collegamenti tra un emisfero e l’altro mentre negli uomini si ha – sempre mediamente – una maggior connessione all’interno dei singoli emisferi. Lo studio non riporta peraltro valutazioni sugli effetti delle differenze statisticamente osservate in ordine a diverse attitudini o capacità tra un genere e l’altro. La pubblicazione di questo studio è però bastata a ridare vita e slancio ai più diffusi stereotipi sulla differenza di genere, compresi quelli più vieti e impresentabili.

Nel vasto dibattito apertosi nel mondo scientifico a seguito di questa pur interessante indagine, si è fatto notare che le suddette “differenze” non sarebbero significative né dal punto di vista numerico-statistico, né da quello strettamente anatomico. È infatti ormai noto e comprovato il fenomeno della “neuroplasticità”, quello per cui differenti addestramenti generano differenti dimensioni e differenti collegamenti nell’architettura neuronale. Sarebbe a dire che l’esercizio intensivo di determinate funzioni genera, appunto, l’aumento del volume delle aree cerebrali implicate e del numero delle sinapsi coinvolte nel processo. Come si può quindi affermare che esistano in natura un cervello “femminile” ed uno “maschile” e che – se differenze ci siano – esse non dipendano semplicemente dal modellamento della cultura? E avremmo quindi una testa da donna o una da uomo solo in ragione dei diversi percorsi di esercizio e di apprendimento che la nostra cultura diversamente offre – o impone – ai maschi e alle femmine e saremmo quindi liberi di sviluppare qualunque capacità prescindendo dal sesso di appartenenza.

Potremo quindi essere uomini sensibili ed empatici o donne magnificamente capaci di parcheggiare anche negli spazi più angusti e difficili, mariti capaci di andare a buttare la spazzatura e mogli tifose di calcio; di fatto, più seriamente, abbiamo già ottimi ostetrici maschi e fantastici ingegneri meccanici femmine. La morale di questa storia è che regolarmente le pubblicazioni scientifiche in materia di presunte differenze tra un genere e l’altro creano grande risonanza ma, ahimè, ancor più grandi distorsioni mediatiche. Dati parziali o non significativi assumono prontamente sui media il carattere di verità scientifica, diventano la “prova” che finalmente conferma e legittima gli stereotipi di genere. Stiamo sereni, certamente donne e uomini sono tra loro diversi – e va benissimo – ma per la diversa storia di cui sono portatori sin da bambini e quindi per il diverso percorso della loro formazione. Il cervello – fortunatamente – non fa la differenza; sempre quello è, basta soltanto saperlo adoperare.

fonte: www.buonenotizie.corriere.it

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