Intervento alla prostata: pro e contro


Quando sottoporsi a un intervento alla prostata

Oltre a contenere fluidi importanti per aiutare il liquido seminale a giungere al pene, ed oltre ad essere un potenziale mezzo per procurare piacere sessuale, la ghiandola prostatica non sembra ricoprire altre importanti funzioni. Eppure questa ghiandola maschile può presentare notevoli lati negativi: durante la mezz’età può causare seri problemi se si espande troppo o se viene colpita dal cancro.

Nonostante vi siano molteplici potenziali problemi relativi alle funzioni della ghiandola, il cancro alla prostata è uno dei più gravi. Il tasso di incidenza è molto alto negli uomini di tutto il mondo: il Centre for Disease Control (CDC) ci informa che un uomo su sei è colpito da cancro alla prostata, mentre ne muore 1 su 33. È la seconda causa di morte dovuta a cancro negli uomini, dopo il cancro ai polmoni… in aggiunta, negli uomini dai 45 anni in su, è la quinta causa principale di morte!

Possibili soluzioni per affrontare il cancro alla prostata consistono nella rimozione parziale o totale della ghiandola, ma l’intervento alla prostata è una complicata operazione chirurgica e presenta dei rischi. Gli effetti post-operatori possono diventare ingenti, impattando con rilevanza sullo stile di vita e la salute dell’uomo specialmente per quanto riguarda la sua vita sessuale. I principiali effetti collaterali dell’operazione sono la perdita della capacità di eiaculazione e la possibile disfunzione erettile permanente.

 

Il procedimento

Non tutti gli uomini sono colpiti da una forma di malattia prostatica che richiede un intervento chirurgico. Per coloro che invece ne sono afflitti, i candidati ideali per una prostectomia radicale sono gli uomini il cui cancro è relegato alla prostata. Bisogna anche essere in grado di sopportare l’impatto fisico di un’operazione chirurgica e dell’anestesia generale, ed essere abbastanza in salute per reagire a possibili complicazioni post-operatorie.

Se il medico ritiene necessaria la rimozione si va incontro ad uno dei procedimenti più difficili da padroneggiare, stando a quanto affermano gli urologi. Le strutture della regione pelvica maschile sono complesse, richiedono precisione ed esperienza per essere trattate con successo. I chirurgi utilizzeranno un metodo chiamato prostectomia radicale per rimuovere la patologia della ghiandola.

In base alla specifica condizione del paziente (ed alla tendenza di un tumore ad essere maligno o meno), gli specialisti possono rimuovere tutto o una parte della prostata, delle vescicole seminali, dei dotti deferenti (le stringhe muscolari che aiutano a pompare lo sperma dai testicoli all’uretra) e dei tessuti circostanti e linfonodi. A causa della complessità di queste strutture, il rischio di danneggiarle o di compromettere le terminazioni nervose è alto, è quindi facile incorrere in potenziali complicazioni o in disfunzioni erettili e urinarie a seguito dell’operazione.

Una tecnica alternativa da utilizzare è chiamata “prostectomia radicale nerve-sparing”. Anziché rimuovere entrambi i fasci di nervi attaccati ad ogni lato della prostata, uno (o addirittura entrambi) può essere lasciato nel corpo una volta sicuri che non sia cancerogeno. Il motivo alla base di questa scelta chirurgica è il minor rischio di disfunzione erettile, poiché questi fasci di nervi mandano messaggi al pene affinché venga riempito di sangue e sono quindi responsabili dell’erezione.

 

I rischi associati all’intervento alla prostata

Dopo un’operazione alla prostata il corpo maschile non funzionerà esattamente come prima, almeno per un dato periodo di tempo. Così come accade con le altre operazioni nella regione pelvica (come rimozioni di colon o vescica), l’intervento alla prostata può impedire la corretta circolazione del sangue e danneggiare i nervi, conducendo così a dolori e fastidi.

In seguito all’operazione l’eiaculazione maschile sarà ridotta e potrebbe addirittura cessare, causando un’eiaculazione priva di liquido seminale. Condizione nota come “eiaculazione retrograda” per cui il liquido seminale che è normalmente condotto nell’uretra viene invece dirottato nella vescica. Questa condizione causa urina torbida e basso tasso di fertilità.

In base al metodo utilizzato, uno dei peggiori effetti postumi che un paziente possa avere è l’evacuazione accidentale di urine e feci. Durante il periodo di convalescenza è una buona idea indossare pannoloni e portare sempre dietro un cambio di intimo. La chance di incontinenza urinaria permanente è dell’1% circa, mentre l’incontinenza momentanea è nel 30% circa dei casi.

Un’altra conseguenza problematica sono la disfunzione erettile e/o il calo di libido. A causa della natura delicata di questa operazione le funzioni del pene vengono spesso compromesse. Secondo il libro “The Sexual Male: Problems and Solutions” scritto da Richard Milsten e Julian Slowinski, i pazienti sottoposti a trattamenti per cancri prostatici sono a rischio di impotenza. Ciò vale non solo per loro ma anche per gli individui che ricevono radiazioni dall’esterno. Tuttavia, “Potrebbe essere necessario accettare problemi di erezione come un giusto prezzo da pagare per la cura dal cancro”. Altri sviluppi attestati sono leggermente minori: pene più sottile e orgasmi più deboli.

 

Valutare i rischi

L’intervento alla prostata presenta pro e contro. In base allo stadio del cancro dell’individuo, i dottori possono raccomandare un periodo di attento controllo prima della decisione finale di sottoporsi alla chirurgia, questo perché molti tumori da cancro prostatico si sviluppano per natura assai lentamente; di conseguenza per un uomo in età avanzata le probabilità di decedere per altre malattie mentre soffre di cancro alla prostata, possono essere più alte rispetto a quelle di morire per il cancro stesso. L’attesa fornisce ai pazienti una chance di provare terapie alternative (se applicabili), come la terapia ormonale, la radioterapia, la brachioterapia, la crioterapia… o più semplicemente, nulla.

Confrontando gli effetti di un’operazione con quelli dell’assenza di intervento, in forme di sviluppo lento del cancro, un test clinico ha esaminato i pazienti affetti dai primi stadi di cancro prostatico dividendoli in due gruppi: “aspettiamo e osserviamo ” e “prosectomia”. Dopo circa sei anni di studi i gruppi non mostrarono differenze nel tasso di sopravvivenza, ma ci fu una sostanziale differenza nella qualità della vita. Il gruppo che scelse di non sottoporsi ad operazione chirurgica mostrò più problemi con ostruzioni urinarie, mentre il gruppo della prostectomia ebbe disfunzioni erettili ed incontinenza. Queste osservazioni non vogliono assolutamente indirizzare i pazienti verso un metodo rispetto ad un altro, ma intendono mostrare i rovesci della medaglia di entrambe le scelte.

Una paura comune associa l’intervento alla prostata alla cessazione delle funzioni sessuali. Certo, è vero che quest’operazione comporta conseguenze in quest’ambito, ma non è sicuro che segni la fine della vita sessuale di un uomo!

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